17 maggio 2020
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Categoria Formazione
17 maggio 2020, Commenti 0
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Pieter Bruegel il Vecchio, La caduta degli angeli ribelli, 1562, Bruxelles, Musées Royaux des Beaux-Arts de Belgique des Beaux-Arts de Belgique
 
 
 
Ho ascoltato e accolto i pensieri malati, miei e degli altri, frutto della quarantena, attraverso volti abbarbicati dietro stoffe e fatture improbabili. Auguro a chi ricopre ruoli di responsabilità di iniziare o di continuare il lavoro strutturale e di prospettiva. La psicologia non è una disciplina “sentimentale” e, nell’organizzazione, indaga i motivi profondi dei malesseri, legati alla mentalità. C’è un sistema radicato che lascia indietro le persone. Il cambiamento della salute mentale e culturale è un processo complesso e se a qualcuno appare facile e scontato, sarà ancora più difficile da raggiungere e da cristallizzare. Serviranno l’esperienza e la razionalità per ricostruire il sistema senza finzioni.
La formazione permanente non prevede solo interventi sullo stress a causa delle mansioni lavorative, degli aspetti organizzativi e amministrativi. La scuola di educazione Alla persona amplia la prospettiva e interroga le ragioni e le pratiche quotidiane. Dopo aver amministrato – o provato ad amministrare l’emergenza – può essere che i bisogni sociali non sempre coincidano con i bisogni produttivi. Non servono persone eccezionali, ma uomini e donne differenti che con tempestività e intelligenza decidano: tutelare e proteggere non vuol dire rinchiudere ed escludere.
 
Gli arrampicatori di professione e gli influencer plastificati fanno credere che basti qualche chiacchiera, magari tutti connessi. E mi sono mortificata dinanzi all’autocelebrazione di alcuni, favorita dai social network. Ho guardato filmini di personaggi orgogliosi di meriti inesistenti e di scelte di cui davvero non c’è da menare vanto. Quando manca un autentico interesse alla relazione slegata dal guadagno, l’orgoglio di appartenenza ad un marchio è percepito da chi guarda come un peccato di superiorità, come superbia e presunzione.
 
Durante questi mesi, ho ascoltato l’abuso di aggettivi come meraviglioso, fantastico, bellissimo che hanno fatto perdere, oltre alla pazienza, la profondità del significato. Ho visto esseri umani ansiosi, sempre connessi, con la paura del fallimento, a dare addosso agli altri, per esempio, per la mancata internazionalizzazione. Rifletto sul lato oscuro e insipiente dei social, sul bla bla a rischio fake ostentato e offensivo, sui toni da alleluia sguaiati, sui sorrisi che si autocompiacciono. Cosa mai, stolti, abbiamo da sorridere e da congratularci, da manifestare ottimismo e pollici alzati, da soli, dinanzi a una telecamera?! Connessi col mondo intero senza riuscire a coltivare un rapporto diretto, costante e affidabile con i/le dipendenti. Voglio ascoltare una voce autorevole e non il gracchiare insolente che dà l’impressione di fare tutto perché il proprio piccolo mondo antico e dispotico non cambi. Non paga fare i simpatici a tutti i costi.
 
Sarà meglio mantenere un profilo basso, di competenza. Sarà adeguato agire tenendo conto degli altri, della dignità del lavoro, degli spazi e dei tempi. Decideremo fatti e azioni che combaciano con le visioni e con la tradizione come con la memoria che ha un peso.
 
Mostreremo di sentire la crisi e ci preoccuperemo di un nuovo assetto sociale in cui se il cliente non si fida dell’interlocutore non si fida del prodotto. Deve essere chiaro che l’altro non è un mezzo per produrre profitto. Sarà importante puntare su una diversa idea di sé evitando gli atteggiamenti guerreschi e muscolari e scegliendo di essere miti, sobri e intimi. Sarà bella la gestualità matura e patita, non farfugliata, minima e profonda, lenta e convinta, autentica.
 
Diventiamo professionisti scegliendo il processo faticoso della trasformazione e sapendo che leggere e documentarci non hanno uno scopo immediato. È pratica utile riconoscere il dolore, la rabbia, il timore di non farcela che il nostro corpo, innanzitutto, segnala. E parlarne, fra prossimi, a distanza. Apprendiamo ad avere paura per non fare paura a chi, purtroppo, dipende anche da noi.
 
Le strategie comunicative devono corrispondere ad una sostanza che richiami una coscienza di comunità, una esigenza profonda di giustizia sociale. Non si tratta di persuadere un pubblico a comprare o di arraffare quanti più clienti è possibile. Le persone riconoscono la serietà aziendale e ancora una volta varranno i volti e le esperienze di credibilità. Saremo capaci di inviare messaggi diversi ai clienti interni ed esterni? Ci prenderemo a cuore le problematiche dell’inquinamento, del logoramento umano e della dispersione economica? Saremo capaci di produrre le idee, gli oggetti, gli stili e i servizi che valga la pena di tramandare?
 
Alla ripresa, è probabile che i lavoratori e le lavoratrici, in ogni ruolo, manifestino rancore, sfida e frustrazione. Accoglieremo le eventuali rivendicazioni come un momento necessario di passaggio, una fase di controdipendenza, verso una relazione sana. Molti ricominceranno a muoversi: auguro che il viaggio sia pensato e ponderato. Ricordo quelli che viaggiavano frettolosamente da una parte all’altra del mondo senza combinare nulla, senza riflettere sul viaggio vero da compiere con la ricerca e con la riflessione. Il viaggio è nella testa, se no inquina e basta.
 
Auguro la saggezza di ricominciare da sé prima che dal denaro, dalle persone prima che dai protocolli, dalla psicologia prima che dalla tecnologia. Questa volta soltanto. E prometto che basterà per molto tempo.
 
Trasmetto qualche pensiero di un autorevole maestro che, stavolta, per caso e gratuitamente, ho ritrovato sulla mia bacheca.
 
Albert Camus, Esortazione ai medici della peste, Bompiani, 2020
 
La peste proviene dall’eccesso. È essa stessa eccesso, e non è in grado di contenersi. Sappiatelo, se volete combatterla da uomini consapevoli… Il flagello ama i recessi oscuri. Portatevi la luce dell’intelligenza e dell’equità… Infine dovete diventare padroni di voi stessi… Forti di tali rimedi e di tali virtù, non dovrete poi fare altro che respingere la stanchezza e conservare viva l’immaginazione. (p.12-13)
 
E continuate a rivoltarvi contro la terribile confusione in cui coloro che negano le cure agli altri muoiono nella solitudine mentre coloro che si prodigano muoiono ammucchiati gli uni sugli altri; in cui il piacere non ha più la propria sanzione naturale né il merito il proprio ordine; in cui si danza sull’orlo delle tombe; in cui l’amante respinge la compagna per non trasmetterle il morbo; in cui il peso del crimine non è mai sulle spalle del criminale, ma su quelle dell’animale espiatorio scelto nello smarrimento di un istante di terrore. Un animo in pace è il più saldo. Siate saldi di fronte a questa strana tirannia. (p.14-15)
 
Verrà il giorno in cui vorrete gridare il vostro orrore di fronte alla paura e al dolore di tutti. Quel giorno non avrò più rimedi da consigliarvi, se non la compassione che è la sorella dell’ignoranza. (p.16)

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