Il tempo può iniziare

Pensiero, Nicola Angelini, 2007

Pensiero, Nicola Angelini, 2007

natalizia dagostino
comunità di ricerca

“Io voglio  stare con quelli
che conoscono cose segrete
o altrimenti da solo”
R.M.Rilke

La Comunità di Ricerca (C.d.R.) propone studi, pensieri e pratiche agite intorno al tema della Gestione Risorse Umane.

Finalità della Comunità di Ricerca è creare l’occasione per sperimentare insieme agli altri e alle altre modalità di pensiero capaci di illuminare  icasticamente concetti e problemi spesso logorati da riflessioni superficiali e inappropriate. Non necessariamente, la C.d.R. prevede una definizione compiuta di un tema o la soluzione  ultima e definitiva di un problema.

La C.d.R. promuove la Creazione di Cultura lenta, pesante perché di peso, bisognosa di stratificazioni e continui ripensamenti,  pause,  deviazioni, tempi vuoti. La cultura lenta, lentamente accede ai criteri della utilità, della competitività nel mercato, della immediata comprensione e del guadagno economico. Solo costruendo schemi di pensiero e saperi critici, l’utilità, la competitività e la parcella possono essere garantite davvero.

Vogliamo farla difficile per affinare la maturazione e la comprensione, per governare la mutazione genetico/culturale che irrompe nelle vite delle persone e delle aziende senza che se ne percepisca la ratio.

E’ la complessità  confluente che ci accompagna a rivedere, riformulare e ricontrattare gli assunti di base della Selezione e Valutazione delle Risorse Umane, della Consulenza e Formazione aziendale, spingendoci oltre l’ottica funzionalistica che sacrifica la persona al sistema economico.

Concettualità e analisi, gestione di reti di relazioni, ampiezza di visione, responsabilità, intelligenza sociale, autorità: il mondo del lavoro ha bisogno di pensieri rigorosi, includenti, integri, disciplinati, senza distruggere legami sociali e vincoli di solidarietà.

La Comunità di Ricerca è:

Comunità di relazioni: la consapevolezza del sapere non si travasa dall’uno all’altra come in una scatola, ma va configurandosi con la frequentazione, come effetto delle relazioni.

Comunità di apprendimento: si impara con e attraverso gli altri e le altre, partendo dalla propria storia e pensando in presenza.

Comunità di discorso nella mediazione: attraverso la semiotica si identificano i ruoli/atti linguistici in una dimensione e gerarchia inter-intrapersonale del pensare.

Comunità di pratica: si impara vivendo, in un universo storicamente e culturalmente determinato.

I gruppi procedono nel rispetto di alcune regole di comunicazione che favoriscono l’ascolto, il coinvolgimento e la partecipazione delle persone, mentre chiariscono e allontanano atteggiamenti di contrapposizione e di prevaricazione. Si creano in questo modo le condizioni perché il pensiero possa fiorire e prendere direzioni originali e inaspettate.

La Supervisione prevede una serie di attività, specificate di seguito, svolte in continuo scambio con le/i partecipanti. Il supervisore non è uno studioso solitario, è una persona in continuo dialogo, incontro/scontro con la realtà quotidiana. Il fine è che il lavoro svolto, oltre ad essere bello ed appagante per le persone coinvolte, sia soprattutto spendibile nelle attività professionali.

Le fasi diverse del lavoro di Comunità:

  1. Presentazione al gruppo del documento-stimolo
  2. Formulazione delle domande a partire dal documento-stimolo
  3. Identificazione e ricostruzione dei nessi tra le domande emerse
  4. Identificazione delle parole e dei concetti chiave
  5. Definizione di meta-temi o meta-domande
  6. Approfondimento e discussione attraverso gli strumenti del ragionamento

 

Ciascuna persona si impegna a :

Chiarire le teorie che ispirano il lavoro, legate alla filosofia, alla biologia, alla fisica, all’economia, alla psicologia, alla linguistica…

Ricercare l’approccio teorico non migliore ma più adeguato al gruppo

Scegliere le finalità generali perseguibili

Organizzare le attività, nei tempi e negli spazi previsti in concerto con i partecipanti

Progettare lo svolgimento concreto del lavoro (metodologie, risorse umane, strumenti, griglie di applicazione, ecc…)

Confrontare i lavori svolti durante gli incontri e le idee espresse dai partecipanti

Proporre la sperimentazione, dove opportuna,  del tutoring, insegnamento reciproco tra compagni e compagne di viaggio

Monitorare periodicamente e valutare  tutti i processi di apprendimento avviati

Partecipare a riunioni interne al gruppo di lavoro ed esterne per creare una vera e propria rete

Condividere i rischi della sperimentazione e le gioie della ricerca teorica e applicata

Raccogliere il materiale dei lavori svolti con criteri condivisi nel gruppo

Realizzare un’opera (articolo o dispensa o relazione o altra forma di elaborato) che raccolga l’esperienza svolta in modo da poterla condividere con gruppi più ampi

Formulare proposte e nuovi percorsi da intraprendere in futuro

I/le  partecipanti si occupano di:

  1. Stabilire un clima favorevole all’apprendimento
  2. Creare meccanismi per una progettazione comune
  3. Diagnosticare i bisogni di apprendimento
  4. Formulare gli obiettivi di un eventuale programma che costituiscono i contenuti che soddisfano i bisogni
  5. Progettare un modello di esperienze di apprendimento
  6. Ritarare su ciascun/a compagno/a di viaggio e adeguare alla situazione gli interventi concordati
  7. Condurre queste esperienze di apprendimento con tecniche e materiali adatti
  8. Riferire e mantenere la relazione di confronto con ogni partecipante
  9. Incontrare periodicamente i/le compagni/e di viaggio
  10. Studiare e ricercare nuovi esercizi, lavori diversi e stimolanti, idee adeguate per lo svolgimento dei programmi
  11. Raccogliere con ordine i lavori prodotti e testimoniati da foto, relazioni, video, ecc…
  12. Valutare i risultati

 

Nella Comunità di Ricerca, la responsabilità è direzionale, non direttiva, perché svolge una funzione regolativa ed epistemica al fine di:

  1. facilitare il pensiero
  2. provocare e modulare il dialogo
  3. regolare la comunità
  4. supportare dinamicamente le gruppalità