La possibile prospettiva del cambiamento attraverso la cura della memoria

29 gennaio 2017
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Categoria Formazione
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Fritz Lang, Metropolis, 1927

Nella seconda decade del Novecento, Virginia Woolf appunta nel suo diario: “Il futuro è oscuro, il che tutto sommato è la cosa migliore che possa essere il futuro, credo”.

Ogni persona che pensa è in grado di nominare e costruire un cambiamento, attuando così un’azione di consapevolezza e di speranza. La possibilità di sentire e di dare corpo ad una innovazione, prevede la libertà e la responsabilità dell’essere umano. La comprensione e l’accudimento dell’impercettibile, sensibile e impalpabile mutamento che il tempo esercita sulla nostra vita personale e sulla intera comunità, è espressione di autonomia. Di conseguenza, valuto come sintomi di malessere psicologico l’opposizione, la resistenza, la sfida all’evoluzione.

Premessa a questa riflessione è il ricordo di due modelli strutturati – fra i numerosi modelli offerti – per leggere il cambiamento negli individui, nei gruppi, nelle organizzazioni e nelle società.

Kurt Lewin, psicologo tedesco, avvia negli anni ‘50 le prime ricerche di psicologia sociale e descrive la transizione, da un punto di vista personale, come un processo a tre stadi. Il primo stadio è lo scongelamento (unfreezing) che comporta il superamento dell’inerzia e lo smantellamento della mentalità e delle abitudini esistenti. Il secondo stadio (change) è quello in cui si attua il cambiamento, contraddistinto dalla confusione e dalla provvisorietà legate alla transizione. L’ultimo stadio, il ricongelamento (refreezing), comporta il consolidamento alle nuove abitudini e alla loro cristallizzazione.

Considerando le organizzazioni, il Change Management include le metodologie e gli strumenti per gestire l’impatto umano nel processo di cambiamento ed è utilizzato per accompagnare e supportare la transizione, aiutando così l’organizzazione a realizzare e governare la propria trasformazione.Richard Beckhard e David Gleicher sviluppano l’Equazione del Cambiamento: D x V x F > R

D = Dissatisfaction, esprime la insoddisfazione per la situazione attuale

V = Vision, indica la progettualità, la capacità di definire la situazione futura

F = First steps, quantifica i primi passi concreti fatti verso la direzione che è stata definita e annunciata

R = Resistance, misura la resistenza incontrata dal cambiamento

La formula significa che il cambiamento è realizzabile solo se le forze che lo producono sono superiori alla resistenza che vi si oppone. Ne risulta che riesce a cambiare soltanto chi è consapevole delle energie necessarie per promuovere il cambiamento ed è disposto a difenderlo e sostenerlo senza farsi travolgere dalle difficoltà inevitabili.

Da psicologa e formatrice, gli studi e l’esperienza relativi alle dinamiche dell’evoluzione umana, mi avvicinano al pensiero di Maria Teresa Romanini e di Lia Cigarini, in tempi diversi, mie maestre. Condivido e rifletto sulla proposta di cambiare il nostro immaginario sul cambiamento.

L’essere umano è in continua trasformazione. Anche l’inerte e solitario signor Meursault, l’étranger di Camus, rappresenta un passaggio ed è in movimento attraverso il silenzio, il racconto, il ricordo. L’estraneità è il sentimento di sapersi unicamente oggetto in una definita parabola esistenziale che cade su di lui e accade senza di lui.

<Non è colpa mia>: quindi, vivere non è una responsabilità. Ma Meursault arriva fino in fondo “… pronto a rivivere tutto. Quasi che quella grande rabbia mi avesse purgato dal male, svuotato della speranza, di fronte a quella notte carica di segni e di stelle mi aprivo per la prima volta alla tenera indifferenza del mondo.”

Meursault così, se non per costruire un mondo migliore, almeno, ribadisce il proprio diritto alla felicità, nominando per la prima volta come tenera, l’indifferenza del mondo. L’essere umano, nell’abbandono, è disposto, pur di non essere ignorato, ad accogliere carezze psicologiche negative.

In un processo di modificazione, l’azione è preceduta dalla presa in carico di un sentimento di disagio e di disperazione. Nella Gestione aziendale delle Risorse Umane la guida psicologica accompagna e facilita la possibilità di venire in contatto, identificare, fare affiorare e decidere se e come esprimere quel sentimento sgradevole, di inadeguatezza, avviando una possibilità di trasformazione.

Quindi, la persona sceglie di continuare, attraverso l’attività di pensiero e il cambiamento culturale, intervenendo sulle convinzioni e sulle decisioni copionali, derivate da intuitive e coattive illusioni infantili. Interrogare le storie personali consente di sentire, pensare, agire, godere e rilassarsi durante il percorso del rinnovamento. Senza coinvolgere le visioni e le prospettive, le azioni risulteranno soltanto adattamenti e non cambiamenti.

Recuperare la memoria della propria vicenda umana ha senso in un percorso complesso e faticoso di ampliamento del Sé. Il novantenne Guido Ceronetti, nel 2016, consegna alle stampe, un “opuscolino” in cui, con dolcezza e determinazione, offre consigli per curare la capacità mnemonica, prevenendo i fisiologici mancamenti.

“Memoria è lettura e scrittura insieme, cinema, teatro, recitazione, canto, musica, banalità e non importa se ne valga o no la pena, è riconvocazione perpetua del vissuto… La E-Memoria non ti fa imparare o recuperare durevolmente qualcosa perché ti dà a succhiare mammelle sataniche. I bambini educati con tale tipo di conoscenza, li scoprirete adolescenti in terribili penurie di memoria e in gravissima perdita parallela di uso della scrittura.”

L’attitudine e la disciplina a far crescere il seme della domanda, a riconoscere il germe di un’idea, risolve la relazione, nell’agire aziendale che riconosciamo dal primo abbaio del padrone il quale rimane incatenato al nome, alla proprietà, all’identità di razza.

Il cambiamento, se accettiamo di seguire le linee guida della Scuola di Educazione alla Persona, diviene occasione di libertà per se stessi/e, prima e, poi, affrancamento dal comando-controllo che ricade a spese della vita personale e professionale di sé, degli altri e delle altre.

Sono convinta che le relazioni, anche quelle di lavoro, se dentro la logica del dominio, finiscono sempre per essere paralizzanti. I metodi coercitivi e repressivi, i ricatti psicologici aumentano la paura, la rabbia e la tristezza. L’essere umano fissato sull’oggetto della delusione e della frustrazione non è in grado di vedere i territori altri della creatività, le prospettive diverse per guardare la realtà.

Oltre gli automatismi, l’innovazione viene supportata e significata dalla rivoluzione simbolica. Sulla strada del cambiamento sano e protetto non rilevo processi semplici di causa/effetto o risultati immediati o capovolgimenti miracolistici e tangibili come ostentazione da imbonitore coram populo.

Essi ribadiscono, invece, il rischio di rimanere sotto scacco dei primitivi ordini genitoriali: <Sii forte>, <Sii perfetto>, <Metticela tutta>, <Compiaci>, <Spicciati>.  Ogni persona ha i tempi e gli spazi di semina e di crescita, acquisendo e prendendo parola, seguendo la propria natura e il contesto nel quale è inserita.

“Voglio proporre una nuova visione del modo in cui avvengono le trasformazioni… voglio ricominciare con una immaginazione adeguata alle possibilità e alle singolarità e ai pericoli che sono su questa terra in questo momento…  Al cuore del processo c’è la restituzione alle persone della loro capacità creativa e la riattivazione del loro potenziale di intervento nel mondo… I cambiamenti che contano non si svolgono semplicemente in scena sotto forma di azione, ma nelle menti di coloro che vengono descritti come pubblico. La rivoluzione che conta è quella che avviene nell’immaginazione, il che equivale ad affermare che la rivoluzione non si presenta necessariamente come rivoluzione”: è il pensiero di Rebecca Solint che accompagna la mia ricerca in Borgherese Consŭlĕre.

Il futuro, dunque, speriamo che sia oscuro, perché ogni persona custodisca e ne coltivi la curiosità, il desiderio, il talento nella progettazione e nell’esecuzione dell’opera artistica a venire e per la quale è stata nominata e si è riconosciuta.

 Riferimenti bibliografici

  • Umberto Galimberti, Dizionario di psicologia, Utet, 2006
  • Luisa Cavaliere, Lia Cigarini, C’è una bella differenza, et al./ Ed.2013
  • Rebecca Solnit, Speranza nel buio. Guida per cambiare il mondo, Fandango, 2005
  • Albert Camus, Lo straniero, Bompiani, 1947/2016
  • Guido Ceronetti, Per non dimenticare la memoria, Adelphi, 2016

Editing: Enza Chirico

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