30 agosto 2020
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Categoria Letture
30 agosto 2020, Commenti 0

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Ero uscita dalla sala operatoria: Qual è il funerale che vorresti? Abbozzo un sorriso – che tempismo! – ricordando la telefonata di Chiara Cannito. Qualche giorno prima, spaventata, avevo lasciato volontà testamentarie per i miei libri. Al funerale no, non avevo pensato. Dopo un anno di salute ristabilita e di paradossali interazioni amicali, la proposta della casa editrice Argentodorato e la possibilità offerta dall’autrice alle persone scriventi si è rivelata come un momento di autenticità e di autocoscienza.

Con ironia, immagino che ogni cliente della giovane agenzia di pompe funebri Lamorte & Figli inizia con il volersi liberare di un problema e capisce, invece, di rinascere, persistendo nei territori incontaminati delle conclusioni, dei perimetri ultimi. Il vissuto del proprio funerale è un momento essenziale in ogni età della vita, perché in fondo la fantasia racconta con trasparenza chi siamo e come, adesso, stiamo vivendo. È commovente leggere come i personaggi del romanzo prevedono gente, relazioni, scambi, promesse, abbondanti commiati, ricchi anche di calorie. È un romanzo di intrattenimento serio, propone una tecnica socioculturale, è creatore di un’alternativa fantastica alla felicità tradizionale: allontanare la morte, intristisce e indebolisce; invece, includerla e organizzarla rende felici di essere ancora vivi. Poi, nella realtà, il funerale sarà diverso e dipenderà da altre situazioni. Intanto, la richiesta personale, in previsione della propria morte, apre prospettive, disegna orizzonti intelligenti, socievoli e rivela il fine dell’esistenza: «Capire… capire cosa devo aspettarmi».

Le storie narrate vincono il primo premio al Concorso letterario “Argentodorato” e intraprendono un cammino di letture, di confidenze e di altre scritture ̶ perché no? Ci piace che ogni persona legga dieci volte, cento volte di più per ogni pagina che ha in cuore di scrivere. E nell’ultimo capitolo facciamo l’esperienza di conforto e di speranza, di gioia e di riflessione. Hanno vinto i lettori e le lettrici, ha vinto la casa editrice, ha vinto Chiara, la sua convinzione di comunità complice, le sue relazioni di riferimento. Tutti confessiamo di essere vivi, con la timidezza mal celata di mettere in scena il funerale. Il senso è riconoscere che gli altri e le altre esistono e contano, per un’alleanza che inaugura scenari interculturali.

Il marketing d’impresa in questo romanzo è una cosa seria e funziona perché Torno Subito prende posizione sociale, politica e sintattica. Tutta l’umanità che gira intorno all’agenzia di pompe funebri ha scelto la curiositas e la studiositas con lo spirito di modestia, con l’atteggiamento discreto di chi si impegna a capire e a considerare il prossimo e, solo come conseguenza, osa la fantasia e il divertere, l’esagerazione e il primo piano. In un tempo di riprese e di ricadute, di contraddizioni e di determinazione, abbiamo bisogno di questa lettura, formativa, sì, perché guida ad un percorso di indagine interiore e personalissimo, intorno alla vanità e all’arroganza, alla paura e alla tentazione, all’inganno e all’incanto dell’esperienza esistenziale.

E tu qual è il funerale che vorresti?

Nella vecchia Cina molti tenevano in casa le loro bare per ricordarsi della propria mortalità; alcuni ci si mettevano dentro quando dovevano prendere decisioni importanti, come per avere una migliore prospettiva sulla transitorietà del tutto.

Tiziano Terzani, Un altro giro di giostra, Longanesi, 2004, p.15

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